Vino ed esclusività sostenibile: la Collection 2025 e la 1^ parte della nostra “Super 50” Chianti Classico
Per noi ci sono realtà vitivinicole che non possono passare inosservate, le cui notizie non possono scivolare velocemente sull’home page come fossero semplici aggiornamenti informativi.
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Quando si racconta del Chianti Classico e della sua Collection, sappiamo di non dover eccedere nella ridondanza ma al tempo stesso sentiamo il dovere principale di essere un po’ narrativi e soprattutto credibili. Come sempre ci stupiamo nel leggere impressioni e recensioni del giorno dopo, figlie di una frenesia che non può rendere il giusto merito al vino, né alla testata, né tantomeno al lettore.
La Collection del Gallo nero è certamente degustazione e curiosità in anteprima ma all’interno della Stazione Leopolda si raggiunge in verità un acme di valori, storie e lavoro secolare… un patrimonio che non può essere svilito nella “gara a chi la dice prima” o nell’idea che: “…e anche questa ce la siamo scritta”.
Sappiamo che molti di voi sono interessati principalmente a leggere la selezione (prima parte) dei migliori Gallo nero 2025 per il panel di Spirito Italiano e noi l’opportunità di saltare direttamente alle recensioni ve la diamo (click qui).
Ci sentiremmo però in grave difetto se non raccontassimo comunque qualcosa prima (fra il divulgativo e l’introduttivo), di ciò che è stata questa due giorni fiorentina di apertura alla stampa internazionale che, come sempre, da vetrina diventa kermesse dall’irresistibile appeal.
Nella settimana delle Anteprime di Toscana, il Chianti Classico è stato l’unico consorzio ad aprirsi al pubblico e lo ha fatto nella seconda giornata riconfermando quanto organizzato con successo lo scorso anno. Appassionati, sommelier e operatori di settore che si sono aggiunti ai numerosi rappresentanti della stampa nazionale e internazionale pre-accreditati.
C’erano in totale oltre 700 etichette in assaggio (di cui 543 in anteprima per i giornalisti) e più di 200 aziende espositrici delle 345 imbottigliatrici aderenti al Consorzio (a cui aderiscono complessivamente 480 produttori).
Ci ripetiamo sempre: sono numeri che non si trovano altrove in Italia, sono cifre che incutono rispetto a prescindere e che ogni anno richiedono al Consorzio una prova di autorevolezza nel rinnovarsi per esaudire le aspettative di un mercato internazionale altamente competitivo e spietato.
Nell’ultimo decennio il Chianti Classico ha impressionato per spinta comunicativa e autoincentivazione al miglioramento qualitativo e, nonostante la Toscana sia una sorta di aureola protettrice, sappiamo bene di quanto il post-covid stia mettendo alla prova il settore fra spese vive in costante crescita, bilanci consortili da proteggere, investimenti da razionalizzare, standard produttivi da garantire e recenti andamenti stagionali in vigna che non brillano per benevolenza.

Come sta il Gallo nero?
La salute appare buona e stabile, il tempo delle “vacche grasse” è lontano ma i numeri a chiusura del 2024 confermano più o meno quelli dell’anno precedente sia in vendita che (non scontato) in giacenza. Se da una parte ci si augura che l’instabilità politica internazionale – leggasi: Ucraina e Medio Oriente – possa placarsi, dall’altro c’è il timore di ritrovarsi in trincea, quella economica, anche per il 2025 viste le schermaglie minacciose che arrivano con frequenza dagli States.
E per il trisecolare vino toscano le decisioni di Trump e dell’Unione Europea saranno probabilmente cruciali come per nessun altro e non solo perché per il Consorzio è previsto un evento di altissimo livello a fine aprile in New York…
L’infografica parla chiaro: più di 1 su 3 bottiglie marcate con il bollino del Gallo nero finiscono attualmente negli USA. Un mercato straordinario che potrebbe subire importanti flessioni in caso di ritorsione tributaria nell’export. Più che un timore, una paura vera che non potrà certamente essere placata dal 20% di mercato interno, né da quelli canadese (10%) e svizzero (3%) entrambi in crescita, ma neppure dai consolidati come quelli di Giappone (2%), Germania (4%) e Regno Unito (7%).
Sappiamo poi bene quanto in esportazione valga il prezzo. Il concetto può piacerci oppure no, ma innalzare il valore della bottiglia anche di un solo 10% per plausibili cause concomitanti può essere controproducente per il fatturato globale.
Serve quindi sperare di rimanere esclusi da eventuali dazi perché di vino chiantigiano in America ne finisce davvero tanto e non solo delle cosiddette tipologie “premium“: Gran Selezione e Riserva. Pensiamo questo perché immaginiamo che il cultore americano non si lascerà impensierire dall’aumento del prezzo per una “bevuta” esclusiva ma starà molto attento e rigido a non spendere troppo per la tipologia alla base della piramide qualitativa.
Dati alla mano: nel 2024 Gran Selezione e Riserva hanno insieme rappresentato il 54% del fatturato e circa il 43% della produzione. Non sono inezie ma neppure numeri sufficienti per non dover rimodulare qualcosa per l’export in caso di improvvisa evenienza. Speriamo bene (per una serie di motivi che non stiamo qui a elencare).
“Siamo molto soddisfatti della notorietà che il Chianti Classico sta sempre più acquisendo su tutti i mercati internazionali, – dichiara Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio – i nostri vini sono considerati ovunque prodotti di eccellenza. Da alcuni anni il Consorzio sta infatti investendo sul potenziamento dei suoi mercati storici, anche con alcune attività innovative che ci permetteranno di avere una presenza sempre più costante nei vari paesi di riferimento. Tuttavia la forza della denominazione è anche nella sua distribuzione variegata: in particolare nel 2024 il Gallo Nero ha infatti registrato ottime performance anche in mercati minori, come Tailandia, Croazia ed Emirati Arabi Uniti (dati Maxidata)”.
Nell’incertezza c’è una certezza: serve fare gruppo e spingere su quei valori inconfutabili che il Chianti Classico, con il suo territorio, rappresenta.
Unione, comunicazione e sostenibilità
I festeggiamenti per i 100 anni nel 2024 hanno dimostrato di quanto l’unione possa fare la forza. In un sodalizio associativo le cose non andranno mai sempre lisce come l’olio ma il Consorzio dà una reale sensazione di solidità e non pare certamente la suggestione per quel secolo di storia sulle spalle.
Dopo la festa dello scorso anno – cercatela sui nostri archivi – e i diversi temi (fra UGA, sangiovese e nuove categorie di vino) sviluppati nelle edizioni precedenti, si è cercato un argomento principale alternativo per la Collection 2025 e il Chianti Classico si è così speso la wildcard che probabilmente aveva in serbo da tempo.
Il claim stavolta è stato “sostenibilità” che di per sé non è chiaramente originale essendo uno fra i sostantivi più ricorrenti e oltremodo inflazionati del dizionario vitivinicolo contemporaneo. Verò è che, per questo intento, il Consorzio ha coinvolto la collettività dei suoi soci e dei suoi vignaioli uniti in un progetto legato a un Protocollo di sostenibilità basato su 58 criteri e articolato in 3 diverse declinazioni: ambientale, sociale e culturale.
«La sostenibilità è una nuova lente attraverso cui guardare il nostro territorio – ha dichiarato il direttore Carlotta Gori – già oggi l’attenzione e la cura verso il territorio è molto alta, ma come tutti, abbiamo dei margini di miglioramento. Credo che un punto focale del nostro protocollo sia proprio quello di guardare al nostro territorio con occhi nuovi: la sostenibilità culturale, che ci contraddistingue da secoli, è più che mai attuale, e vogliamo renderla intellegibile anche per il consumatore, mettendo in etichetta dei vini di chi si certificherà un simbolo dedicato».
A tutta la filiera della Denominazione, risulta ben chiaro di quanto essere il più possibile sostenibili significa salvaguardare non solo il territorio ma anche le sue risorse umane ed economiche tale da garantirne il valore e renderlo patrimonio da trasmettere alle generazioni future.
Concetti che, limitandosi alla produzione, le aziende espletano attraverso pratiche virtuose che, ad esempio, oggi vedono il il 61% delle cantine già in possesso della certificazione bio (con un ulteriore 9% in conversione) e il 75% impegnato a preservare l’ecosistema in vigna riducendo l’utilizzo di diserbanti e di concimi chimici e magari preferendo l’uso di compost naturali (37%) oppure i sottoprodotti del processo di vinificazione (52%).
Quasi la metà delle aziende (45%) dichiara poi di utilizza fonti energetiche alternative, si impegna nella riduzione del peso delle bottiglie (65%) e nel riuso di materiali quali vetro e carta (54%).
Fatto sta che alla Chianti Classico Collection 2025 tutto è sembrato sfumare sul green e raccontare di ambiente, dalle dichiarazioni agli allestimenti pensati per essere riutilizzati e costruiti con materiali di recupero: sedute in cartone pressato nel foyer, shopper in cotone organico e il massimo contenimento nell’uso di plastica e carta. Tanto riciclo e poco spreco, anche nella gestione della ristorazione all’interno dell’evento con i cibi che sono stati recuperati per essere destinati a un progetto solidale.
Lasciateci poi ricordare – e non per vezzo – la straordinaria serata al Teatro del Maggio Musicale: un allestimento mozzafiato in un ambiente di pura esclusività ha accolto la cena con i produttori preceduta da un concerto dell’Orchestra dei Ragazzi della Scuola di Musica di Fiesole: il senso di appartenenza legato alla cultura qui non manca mai.
I nuovi Gallo nero: come ci sono sembrati?
Veniamo finalmente al vino. Come sempre tanta curiosità, voglia di assaggiare e di selezionare per voi più campioni possibile senza scendere nel banale.
In anteprima, distribuiti fra “annata” Riserva e Gran selezione c’erano complessivamente 55 campioni dalla 2023, 152 dalla 2022, 173 dall’annata 2021, 95 “figli” della 2020 e altri antecedenti come da grafici che riportiamo. Di eccellenze ne abbiamo assaggiate parecchie, da qui a dire che ci sia stata un’annata particolarmente benedetta… ce ne corre.
Oltre la selezione dei migliori e di qualche bella sorpresa (e anche marchi noti esclusi con dispiacere ma con piena consapevolezza), per noi rimane primaria la valutazione di insieme per comprendere lo stato qualitativo complessivo della Denominazione. Valutazione media ampiamente sopra l’asticella della bontà ma fra l’essere buoni e l’essere ottimi ce ne passa.
A indispensabile introduzione: le parole del Consorzio riguardo gli andamenti stagionali e il risultato nel calice delle ultime annate. Ci abbiamo aggiunto anche la nostra opinione.
Ultime annate: analisi degli andamenti stagionali e impressioni di massima
La 2023 nel 2025
Per il Consorzio (in sintesi):
Come in altre regioni, i nostri viticoltori hanno dovuto difendere le proprie uve da attacchi di peronospora in alcuni vigneti a seguito delle copiose piogge dei mesi di maggio e inizi giugno. Tuttavia le particolari caratteristiche pedoclimatiche del territorio del Chianti Classico, con un’altitudine media dei vigneti elevata e una buona ventilazione in tutte le zone, hanno fatto sì che gli attacchi siano stati contenuti. Fenomeni che hanno avuto solo delle conseguenze sulla produzione, dal punto di vista quantitativo e non qualitativo.
Il caldo dei mesi di luglio e di agosto non ha portato le vigne in stress idrico grazie alle le riserve di acqua primaverile. Grazie alla stagione calda, non sono stati rilevati attacchi di insetti. La buona escursione termica fra le ore notturne e quelle diurne, nelle giornate di fine agosto e della prima parte di settembre, ha consentito alle uve di raggiungere una maturazione ottimale.
La raccolta delle uve Sangiovese è infatti iniziata nei tempi tradizionali intorno al 20 settembre per concludersi nella prima decade di ottobre. Le uve portate in cantina erano sane e di elevata qualità. Ai primi assaggi, i vini Chianti Classico 2023 risultano di buona struttura, equilibrati e con un buon profilo aromatico. In generale sono vini che presentano una buona freschezza e tannini morbidi e vellutati.
Per noi, tutto sommato, non è andata male. Abbiamo ascoltato pareri discordanti dei colleghi con qualcuno rimasto estremamente deluso. Noi non l’abbiamo assaggiata e vista così. Vero che più di qualche vino risultava ancora scomposto (un 20%), vero che la mano di quelli bravi ha fatto la differenza ma non ci è risultato così difficile trovarne almeno un 20% eccellente e ci troviamo in piena sintonia su quanto espresso dal Consorzio. Il fermentato complessivo della 2023 vale i 200.000 hl (60.000 meno della 2022), non crediamo ci saranno problemi a piazzarlo se qualcuno non farà terrorismo acritico.
La 2022 nel 2025
Per il Consorzio (in sintesi):
La 2022 si presenta sotto ottimi auspici: per quel che riguarda l’andamento stagionale, non si sono avute gelate primaverili né particolari eventi di grandine. In tarda primavera è iniziato il caldo, che è stato costante per tutta l’estate, ma senza picchi eccessivi: le viti si sono quindi potute adattare da subito alle alte temperature. La siccità dei mesi estivi non ha inciso sullo sviluppo dei grappoli: le piogge primaverili hanno permesso alle viti di attingere a buone riserve di acqua e nutrienti minerali durante i mesi più siccitosi.
Inoltre, le temperature, pur rimanendo alte durante il giorno, si sono abbassate negli orari notturni, con un’escursione termica che ha permesso al Sangiovese il regolare sviluppo fenolico…
Dai primi assaggi, i vini Chianti Classico 2022 si presentano in generale molto equilibrati, con una forza acida non eccessiva, tannini dolci e maturi”. La vendemmia del Sangiovese è iniziata verso il 10 settembre.
Sulla 2022 rimangono purtroppo tutte le perplessità che avemmo lo scorso anno, anzi… se nel 2024 per i campioni annata potevano esserci dubbi opinabili e alibi data la gioventù del vino, il trait d’union di calore e rigidità tattile su numerosi vini (quest’anno c’erano anche i Riserva) non possono che farci definire la 2022 come un’annata nel complesso non favorevole e di riferimento quando si ragionerà di cambiamento climatico e di capacità agronomica ed enologica con predisposizione all’intuito.
Di qualità ne abbiamo ovviamente trovata e per i numerosi Gran Selezione in uscita il prossimo anno sarà certamente diverso (per una serie di fattori) però, nel complesso, non crediamo che ci ricorderemo nel tempo di questa annata 2022 prodotta per 260.000 hl (+5.000 rispetto alla 2021 e + 60.000 della 2023).
La 2021 nel 2025
Per il Consorzio (in sintesi):
“L’andamento stagionale dell’annata 2021 è stato abbastanza regolare […] A livello sanitario, non c’è stata alcuna pressione da parte di malattie fungine.
L’estate è stata asciutta con solo qualche sporadica pioggia nel mese di agosto, ma le riserve idriche accumulate nel periodo primaverile hanno permesso di evitare lo stress della pianta; per quanto riguarda le temperature, l’andamento dei mesi estivi è stato abbastanza regolare senza eccessive ondate di calore.
Le uve portate in cantina erano sane e di elevata qualità; presupposti per un vino che si prefigura già di buona struttura, con tannini fini e maturi e un interessante profilo aromatico”. La vendemmia del Sangiovese è iniziata intorno al 20 settembre.
Anche nella Collection 2025, per la 2021 è stata un’altra musica e potremmo dire “la solita”. Bene all’uscita nel 2023, benissimo nei Riserva lo scorso anno e strabenissimo nei Riserva tardivi e nei Gran Selezione di oggi. Vini che mostrano solidità che non opprime e con almeno una decina di etichette che speriamo davvero vi capitino sul tavolo.
Non sarà certamente la miglior vendemmia di sempre ma, con questi chiardiluna, siamo estremamente felici del risultato complessivo.
Gli assaggi
Nell’area riservata alla stampa anche quest’anno abbiamo degustato bene, serenamente, in spazi consoni e correttamente allestiti. La app ha funzionato a dovere, con una valida pluri-copertura di rete wi-fi e tranne per il solito ingolfamento da sete – comprensibile – della prima ora, nessuna incertezza da dichiarare, almeno per noi.
Una volta superato il brivido iniziale, I sommelier di servizio hanno dimostrato grande efficienza e – pare incredibile ma è ancora così – hanno concesso il lusso ad alcuni inviati stampa di fare la comanda con carta e penna – rinnoviamo l’invito ai colleghi, per il prossimo anno, di portarsi un bel calamaio per fare ancora più figura -.
A Firenze c’erano 543 nuove etichette di Chianti Classico in anteprima di cui 209 “annata”, 168 Riserva e 166 Gran Selezione da 216 cantine (sopra la distribuzione per Unità Geografica Aggiuntiva, più in alto la distribuzione per vendemmia).
Chianti Classico annata spalmato fra la 2023 e la 2018 (Fattoria di Lamole/Paolo Socci ha presentato la 2017, Campocorto la 2015), poi il Riserva a ritroso dalla 2022 alla 2017 (Tolaini unica con il 2023, da botte, e Fattoria di Montemaggio unica con la 2016) e il Gran Selezione dalla 2022 alla 2016.
Le nostre scelte selezionate per UGA
Visto il nostro panel estremamente performante e preparato, quest’anno (con Marco Mancini e Luisa Tolomei) abbiamo preferito arrivare addirittura a una selezione Super-50 con vini di ogni tipologia, da ogni UGA con Unità maggiormente rappresentate non solo per qualità ma anche per numero di produttori e campioni in assaggio.
I vini da Castellina erano quelli più numerosi alla Leopolda (85 da 29 aziende), Radda ne aveva 65 (da 27 aziende), Gaiole 62 (da 25) fino ad arrivare a Montefioralle e Lamole che ne avevano rispettivamente 21 (da 8 cantine) e 17 (da 6 cantine). Anche la nostra selezione ne ha in parte risentito.
3 articoli sulla Collection e i migliori Chianti Classico
La nostra novità di quest’anno è così la suddivisione in 3 articoli. Abbiamo infatti deciso di alleviarvi un briciolo la lettura e usciremo con altri due contributi in sequenza dopo questo di descrizione generale dell’evento e recensioni di una parte dei migliori vini assaggiati alla Collecton 2025.
In questo articolo vi sveleremo quali sono stati per noi i 3 Chianti Classico più buoni in assoluto per tipologia, l’azienda top con la miglior combo “qualità“, il vino che ha meritato una “Menzione speciale” pur non entrando fra i primissimi e poi una selezione delle etichette eccellenti da alcune delle 11 UGA, oggi da: Castelnuovo Berardenga, Gaiole e Montefioralle (le altre 8 usciranno – ripetiamo – a brevissimo).
Nei 50 Chianti Classico selezionati dal nostro panel ci sarà, come sempre, un solo rappresentante per azienda. Escludere alcune eccellenze dallo stesso produttore ci ha messi in sincera difficoltà ma noi crediamo principalmente nel valore del gruppo oltre il valore dei singoli. Un peccato di cui, quindi, ci autoperdoniamo a priori.
Anche il “podio a 3” dei vini clamorosi cerchiamo di non ripeterlo per intero con l’anno precedente. Una cosa è sicura: noi siamo liberi e scevri da qualsiasi forma di condizionamento con un unico obbligo: rispettare il lavoro di tutti. Ce lo chiede la nostra deontologia, ce lo impone il nostro stile.
Le valutazioni
I “clamorosi”
Un vino di eleganza straordinaria, a coronamento di un percorso di rilancio aziendale a tutto tondo iniziato nel 2012. L’esclusiva cantina Dievole di Castelnuovo Berardenga, a parer nostro ha quest’anno imbottigliato il miglior Gran Selezione (UGA Vagliagli) della kermesse. Eravamo passati dal loro “tempio” nel 2022 e capimmo di quanto si stava facendo sul serio. Tutta la parte enoturistica e ricettiva si è sviluppata negli anni su sostanza vera e credibile, la completezza del loro Vigna Sessina 2021, arrivata ai nostri sensi nella Collection 2025, lo dimostra
L’estrema eleganza di San Giusto a Rentennano (Gaiole in Chianti) torna poi a staccarsi su tutti: il Riserva 2022 Le Baroncole pare un cerchio perfetto disegnato da bilanciati aromi variegati con aspetto tattile perfettamente rappresentativo della tipologia. Ci ha poi estremamente entusiasmato la gioviale sostanza del Le Corti 2023 di Principe Corsini Villa Le Corti, una cantina che nell’ultimo lustro ha fatto passi qualitativi da gigante e che, con il suo “annata” merita il nostro gotha degli “over the top”.
Non c’è stata solo la piacevolezza che non si scorda del Gallo nero 2023, di Principe Corsini – Villa Le Corti abbiamo assaggiato un Riserva 2021 di vera classe (fra centralità del frutto, richiami balsamici e terziario ammiccante ma dosatissimo) e un Gran Selezione 2021 ancora da sciogliersi ma davvero promettente che, seppur leggermente caldo, regala un finale lunghissimo di fiori e arancia. Per farla breve: nei nostri 50 ci sarà solo il Le Corti 2023 ma l’azienda di San Casciano si è aggiudicata il nostro riconoscimento alla “miglior combo qualità” da CCC 2025.
La nostra “Menzione speciale” – una sorta di “premio della critica” che non ha altre pretese se non quella di valorizzare un altro prodotto del lavoro umano e della fatica del vignaiolo – va a Greve in Chianti (ma nell’UGA Montefioralle) da Maurizio Brogioni Winery per H’Amorosa 2023 dal succo potente e nobile, un Riserva travestito da annata che però ci è piaciuto davvero nella sua infinita generosità senza opulenza.
Descrizioni forzatamente sintetiche, ecco la nostra Super-50 #CCC25 (prima parte)
Super-50
da Chianti Classico Collection 2025 (1^ parte)
Le UGA riportate fra parentesi valgono solo per i Gran Selezione, per i Chianti Classico “annata” e i Riserva sono indicative
Chianti Classico DOCG Le Corti 2023 Principe Corsini – Villa Le Corti (San Casciano) Rosso carminio lucente. Il bouquet affascina con richiami di frutti di bosco, arancia tarocco, mora selvatica e glicine, arricchiti da sfumature di timo e pepe rosa. L’assaggio si distingue per la sua succosità e finezza, con un profilo slanciato e verticale. La freschezza pulsante e il tannino raffinato conducono a un finale fruttato e davvero persistente. |
Chianti Classico riserva DOCG Le Baròncole 2022 Fattoria S Giusto a Rentennano (Gaiole) Apre di erbe aromatiche, noce moscata con ampio bouquet variegatissimo e multicolore. Al palato tira fuori il tratto fruttato, ricco e delizioso. Magistrale la gestione dei tannini, impeccabilmente da Gallo nero Riserva. Il finale è già oltremodo prolungato e di scia soave con ricordi di mora, eucalipto e karkade. Giù il cappello. |
Chianti Classico Gran Selezione DOCG Vigna Sessina 2021 Dievole (Vagliagli) Luce e succo: giaggiolo, ciliegia di maggio, sanguinella e frutti di bosco, poi tabacco e scie speziate per l’identità varietale di un vino la cui struttura è una danza elegante tra freschezza e tannino, dalla raffinata e infinita persistenza fruttata. Per noi è il miglior Gran Selezione della Collection 2025 |
I “super” dalle 3 Unità Geografiche Aggiuntive
Castelnuovo Berardenga
Castelnuovo Berardenga è il comune, in provincia di Siena, che da il nome all’Unità Geografica Aggiuntiva più a sud della Denominazione, verso il confine con la Val d’Orcia e la Crete Senesi.
Un’altitudine per la coltivazione che tendenzialmente varia fra i 200 e i 500 metri con paesaggi variegati e terreni più caldi costituiti non solo da galestro e alberese ma anche da marne e limo, tutti fattori che influenzano il carattere generale dei vini di questa zona dove le temperature notturne scendono notevolmente creando una rilevante escursione termica in specifici periodi dell’anno.
La grande tradizione vitivinicola si perde nei tempi e fra le aziende più storiche o conosciute nel teritorio di Castelnuovo Berardenga ci sono Castello di Fonterutoli, Fèlsina e Castell’In villa (giusto per citarne alcuni).
All’essenziale netto dello stile aziendale e della mano dei vignaioli, possiamo dire che dall’UGA di Castelnuovo Berardenga ci attendiamo solitamente vini di importante complessità aromatica, più morbidi e sapidi che sanno abbracciarti con decisione e signorilità
Gaiole
L’UGA Gaiole, in provincia di Siena, identifica una fra le aree più storiche e caratteristiche della Denominazione. Vigneti disposti fra i 300 e i 600 metri di altitudine che favoriscono ottime esposizioni e ventilazione naturale con predisposizione all’escursione termica. I terreni sono principalmente composti da galestro, alberese e in parte macigno del Chianti, variegati e ottimali per il sangiovese.
Un territorio particolarmente affascinante anche per l’enoturista che si ritrova immerso in un paesaggio fatto di vigne e castelli storici. Fra le aziende più rappresentative che vinificano in questa Unità è doveroso sicuramente ricordare Ricasoli (e il loro Castello di Brolio), molto note sono anche (per citarne un paio) Castello di Ama e Badia a Coltibuono.
All’essenziale netto dello stile aziendale e della mano dei vignaioli, possiamo dire che Gaiole significa spesso eleganza e frutto pieno nel calice. Un clima che favorisce discretamente l’acidità e dove la perfetta maturazione dell’uva può consentire vini di lunghezza straordinaria.
Montefioralle
Poco più estesa rispetto a quella di Lamole, Montefioralle e la seconda UGA più piccola del Chianti Classico e prende il nome dall’omonimo paese appartenente come frazione amministrativa al comune di Greve in Chianti (provincia di Firenze).
L’Unità ha una superficie poco oltre i 1500 ettari di cui circa 250 vitati e si sviluppa lungo la riva sinistra del Greve e lungo il versante orientale del crinale che unisce Mercatale in Val di Pesa a Panzano in Chianti, in direttrice nord-sud.
Il borgo di Montefioralle, risalente all’anno Mille, funge da riferimento geografico per la zona i cui suoli sono prevalentemente costituiti da alberese e pietraforte e dove la temperatura media risulta inferiore rispetto alla media delle altre Unità grazie anche alla nutrita presenza boschiva.
Fra le più storiche o conosciute realtà vitivinicole della zona è giusto ricordarsi di Villa Calcinaia dei Conti Capponi, del Castello di Verrazzano e di Terre di Baccio
All’essenziale netto dello stile aziendale e della mano dei vignaioli, nei vini da Montefioralle è giusto attendersi fresca eleganza di frutta rossa e un tale equilibrio tattile che, nelle annate più vocate, può rivelarsi entusiasmante.
In ordine di tipologia e poi di gioventù, i “super” da Castelnuovo Berardenga, Gaiole e Montefioralle
Chianti Classico DOCG H’Amorosa 2023 Maurizio Brogioni Winery (Montefioralle) Forte e signorile, ti abbraccia con marasca succosa, violetta e ricordi di erbe. In bocca si mostra sincero, aperto e oltremodo generoso nel suo grip comunque pulito. Un Riserva travestito da annata che ci ha fatto divertire per la sua calda avvolgenza fruttata ma, soprattutto, per una persistenza da grandissimo vino. Menzione speciale per lui. |
Chianti Classico DOCG Rocca di Castagnoli 2023 Rocca di Castagnoli (Gaiole) Lo vedi che ti aspetta con la sua luce e così poi ti arriva: diretto, vibrante con tanti ricordi di agrumi e fiori che sembrano volare. Sul finale alza la temperatura ma la sua acidità tiene e poi è così espressivo e lungo in sapidità che non te ne accorgi neppure di averlo nuovamente riassaggiato. |
Chianti Classico DOCG Pensieri di Cavatina 2022 Pensieri di Cavatina (Castelnuovo Berardenga) Un outsider nei piani altissimi delle nostre recensioni che però se li merita tutti per il suo intrigante equilibrio. Le durezze da sangiovese duro e puro sono altrove ma ci è piaciuto per la sua bontà indiscutibile. Ammicca al naso con note di cacao, origano e lavanda e sulle papille si posa già ben sciolto e con frutto pieno e sapido. Da bere adesso, da berne tanto, non resterà molto nei magazzini, ne siamo certi. |
Chianti Classico DOCG Rocca di Montegrossi 2022 Rocca di Montegrossi (Gaiole) Pochi altri “annata” con questa compiutezza: ciliegia, ribes nero, pizzichi di cannella e un po’ di sfalcio. Al sorso apre davvero fresco, poi serra con pulita astringenza concludendo su ricordi di arancia e fiori. Davvero non semplice uscire con tale campione dalla 2022. Complimenti. |
Chianti Classico DOCG Tenuta San Vincenti 2022 Tenuta San Vincenti (Gaiole) Altro campione che si eleva alto fra i migliori 2022 e fra quei pochissimi che restituiscono freschezza in assaggio e succo saporito. Ricordi di erbe aromatiche, prugna fresca, fragola in confettura. Le sue gocce si posano con sapienza, come chi lo seguito dalla vigna alla cantina. Leggero grip che non chiude la porta a un finale di appagante coerenza aromatica. |
Chianti Classico riserva DOCG Le Baròncole 2022 Fattoria S Giusto a Rentennano (Gaiole) Apre di erbe aromatiche, noce moscata con ampio bouquet variegatissimo e multicolore. Al palato tira fuori il tratto fruttato, ricco e delizioso. Magistrale la gestione dei tannini, impeccabilmente da Gallo nero Riserva. Il finale è già oltremodo prolungato e di scia soave con ricordi di mora, eucalito e karkade. Fra i migliori tre sugli oltre 250 assaggiati. Giù il cappello. |
Chianti Classico riserva DOCG Tenuta di Arceno 2022 Tenuta di Arceno (Castelnuovo Berardenga) Un Riserva di bevibilità espressiva ed esemplare che parte docile con susina in confettura, rosa canina macerata e stecco di liquirizia. In bocca ha forza fenolica ben distribuita con maglie aperte verso la centralità fruttata. Delizioso nei tanti secondi di aromi chiudendo su quelli erbe e scorza d’arancia. Cinque stelle anche per lui. |
Chianti Classico Gran selezione DOCG Castello di Brolio 2022 Ricasoli (Gaiole) Il suo colore ti strega non bastasse la sua storia… lo avvicini e sale di lavanda, iris, amarena e chiodi di garofano. In bocca è il solito immenso liquido: espressivo e signorile, tannini di riferimento e gioco fruttato che dalla mora va verso il mandarino con seducente finale balsamico. Nella top 5 assoluta della nostra Collection. |
Chianti Classico Gran selezione DOCG Vigna Gittori 2022 Riecine (Gaiole) Difficile emergere con eleganza dalla 2022, difficile anche per Riecine che però stavolta riesce a far quadrare tutto con ricchezza che ti cattura il cervello avvicinandolo al cuore e non stanca. Tanta frutta scura, poi lillà, glicine, scatola di sigari e cioccolato. Una rincorsa nel tempo avvincente, il sipario pare non chiudersi, non sarà freschissimo ma intriga con chiari ritorni di patchouli e mora di gelso. |
Chianti Classico Gran selezione DOCG Castello di Ama San Lorenzo 2021 Castello di Ama (Gaiole) Piccolo capolavoro di morbidezza sensoriale che al naso arriva di mandarino, frutti di bosco con tabacco e soffio balsamico. In bocca entra setoso ma su note di frutta ben più scura e dal mirtillo ritorna sull’eucalipto con tannini a garanzia di un futuro brillante. Lunghissimo, ci ha convinto un briciolo più dell’energico GS Bellavista 2020 e del solido Riserva Montebuoni ’21 ma Castello di Ama, stavolta, ha messo in campo davvero un trittico favoloso. |
Chianti Classico Gran selezione DOCG Villa Calcinaia Vigna Bastignano 2021 Conti Capponi – Villa Calcinaia (Montefioralle) Grande brio che ti pervade i sensi, durona e mora fresche, tarocco, giaggiolo e aghi di pino. In bocca palpita succulento, un tannino che ancora marca il passo ma lo fa con stile pulito e non smorza più di tanto un piacevole lungo finale di frutta e cannella. Grande prospettiva |
Chianti Classico Gran selezione DOCG Le Falcole 2021 Isola delle Falcole (Montefioralle) Ancora da Montefioralle un GS 2021 divertente, ti stuzzica all’olfatto e ti appaga in assaggio. Entra ricordandoti l’arancia e poi sostiene con la giusta astringenza un viaggio sensoriale dalle note sostanziose di prugna fresca, confettura di ribes nero, violetta e pepe rosa. Davvero molto buono con tocco floreale sul finire che lo mette, giustamente, qui fra i migliori. |
Miglior “combo” qualità: Principe Corsini/Villa Le Corti
Menzione speciale: Maurizio Brogioni Winery (Chianti Classico 2023)
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Storici (dagli archivi)
I riconoscimenti negli ultimi anni di SI.net per Chianti Classico Collection
Riconoscimento alla qualità (miglior “combo”)
- 2025: Principe Corsini/Villa Le Corti
- 2024: Castello di Albola
- 2023: Ricasoli
- 2022: Castello di Monsanto
- 2021: Monteraponi
Menzione speciale
- 2025: Maurizio Brogioni Winery (Chianti Classico 2023)
- 2024: Principe Corsini/Villa Le Corti (Chianti Classico ris. Cortevecchia 2020)
- 2023: Dievole (Chianti Classico Gran selezione 2019 Vigna Sessina)
- 2022: Podere Poggio Scalette (Chianti Classico 2020)
- 2021: Isole e Olena (Chianti Classico 2019)
fonte: Consorzio Vino Chianti Classico – foto: Paolo Bini ©
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